Il terreno e quando lavorarlo
Un terreno è in tempera quando la sua umidità non è né troppo bassa né troppo alta ed è quindi adatto alla lavorazione. Se si lavora un terreno pesante quando è troppo umido, il risultato è un terreno compatto con la struttura deteriorata.
Il terreno che trattiene la maggiore quantità di acqua disponibile per le piante è quello argilloso strutturato.
Le lavorazioni
La lavorazione superficiale arriva a una profondità inferiore a 20 cm.
- Aratura autunnale: favorisce l'umificazione della sostanza organica, lascia che il gelo disgreghi le zolle migliorando la stabilità della struttura e permette di immagazzinare acqua come riserva. Non aumenta la suola di lavorazione e la compattazione.
- Fresatura: riduce al minimo la zollosità creando uno strato soffice e ben rimescolato, interra concimi ed erbicidi volatili e riduce le infestanti annuali. Non riduce invece la diffusione delle infestanti perenni.
- Estirpatura: lontano dall'aratura ripristina la sofficità del terreno; dopo l'aratura porta in superficie organi e radici delle malerbe ed elimina le infestanti nate sul terreno arato. Non serve a far aderire la terra ai semi.
- Erpicatura: è una tecnica di lavorazione superficiale.
Stanchezza del terreno, rotazione e sovescio
La stanchezza del terreno nasce dal ripetersi continuo della stessa coltura sullo stesso terreno. Si riconosce da un calo progressivo della produzione, una vegetazione stentata e un aumento delle malattie parassitarie. Anche la monosuccessione di mais crea problemi: col tempo diventa più difficile controllare le malerbe perché si selezionano infestanti resistenti.
La soluzione è la rotazione: coltivare nello stesso appezzamento, in anni successivi, piante con caratteristiche ed esigenze diverse. Esempio: patate un anno, fagioli l'anno dopo, poi menta per tre anni.